Il gioco è molto importante per conoscere le emozioni
A cura di: Redazione
Il gioco è uno strumento fondamentale per conoscere le emozioni. Grazie al gioco si sperimentano il divertimento, l'entusiasmo, l'allegria, l'eccitazione, ma a volte anche la preoccupazione, l'ansia, la paura e la noia. È il metodo migliore per entrare in confidenza con le emozioni.
Antonio Di Pietro, pedagogista ludico, su nostrofiglio.it ha spiegato che il gioco è il mezzo con il quale i bambini imparano ad esplorare e conoscere il mondo e le emozioni.
I giochi a due con i genitori, come il cavallino sulle ginocchia o il battimani, sono giochi a stretto contatto fisico nei quali si sperimenta una forma di comunicazione che si basa sulla capacità di ascolto delle emozioni dell'altro, come ha spiegato Di Pietro, presidente del gruppo di ricerca sul gioco dei Cemea (Centri di esercitazione ai metodi dell'educazione attiva).
Se i genitori si mettono in sintonia con le reazioni emotive dei bambini vanno a rinforzare una relazione importante basata sull'ascolto delle emozioni. Avere la consapevolezza di questo dialogo emotivo durante il gioco consente di dare un ottimo esempio al bambino, da mettere in pratica anche in altri contesti.
Il gioco simbolico è uno dei più consigliati fino ai sei anni in quanto il bambino può scegliere quale emozione mostrare e quale ruolo recitare. Spesso i bambini mettono in scena se stessi e in questo modo riescono a conoscere meglio le loro emozioni.
In altri casi i piccoli scelgono di mettersi nei panni degli altri, come la maestra, il genitore o gli amici, e questo consente di capire che anche gli altri provano delle emozioni. È un esercizio molto difficile di esplorazione dell'universo emotivo in cui il bambino formula interpretazioni proprie e personalizza le situazioni.
Nella finzione spesso le emozioni sono molto forti ma la possibilità di sceglierle e gestirle consente di non farsi coinvolgere troppo. Se il coinvolgimento va oltre è possibile interrompere il gioco.
Il nascondino è uno dei giochi più amati dai bambini, che cominciano a sperimentarlo da molto piccoli con il classico "Cucù", per poi praticarlo seguendo le regole. In questo caso l'emozione si associa alla paura di essere abbandonati e di rimanere soli.
Tramite il gioco i bambini riescono a provare questa paura e a gestirla nel modo migliore. È lo stesso bambino a trovare le strategie per uscire dal gioco quando la paura è forte: chiamare i genitori dal nascondiglio oppure nascondersi nello stesso posto per farsi trovare subito.
Le emozioni associate al gioco dipendono anche da come il bambino lo vive individualmente e in relazione agli altri.
Il cavallino sulle gambe dovrebbe portare gioia, ma se un bambino non ne ha voglia scatena insofferenza. Far finta di aver paura può portare ad averla realmente, e tutti quei giochi in cui si vince o ci si esibisce possono portare delusione o frustrazione.
È importante mantenere un clima emotivo adeguato e ludico, soprattutto partendo dai genitori.
Bisogna considerare importanti sia i giochi insieme che i giochi individuali.
Giocare vuol dire anche suscitare l'inaspettato e ascoltare anche le emozioni inattese per conoscerle e scoprirle.
Le emozioni ludiche permettono di ricordare un'esperienza positivamente anche se non è andata per il meglio. Se un gioco va storto ma il clima rimane ludico e positivo quel gioco verrà comunque rifatto.
Se il clima diventa negativo, con commenti, critiche e giudizi, il bambino perderà la motivazione di riprovarci.
Fonte:
nostrofiglio.it
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