Allattamento prolungato fino a dopo il primo anno del bambino
A cura di: Redazione
L'OMS (Organizzazione mondiale della sanità) dice chiaramente che l'allattamento al seno esclusivo è raccomandato fino ai sei mesi del bambino, per poi introdurre altri alimenti (svezzamento). L'allattamento, però, può continuare fino a quando la mamma e il bambino lo desiderano.
La pediatra nutrizionista Carla Tomasini ha spiegato che questo vale in ogni paese e cultura. Nonostante questo c'è sempre qualcuno che di fronte ad una donna che allatta il suo bambino di un anno mostra critiche e perplessità.
Raffaella Gennaretti, ostetrica dell'Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano, ha spiegato che l'allattamento materno porta grandi benefici per la salute dei bambini e delle mamme. Ovviamente non può esserci una scadenza. Non esistono studi che indichino che l'allattamento dopo l'anno possa far male per questo è possibile allattare fino a quando mamma e figlio lo desiderano.
Gli effetti positivi dell'allattamento al seno sulla salute delle donne sono importanti e si tratta di un effetto cumulativo per quanto riguarda sia il numero dei figli che la durata dell'allattamento.
Dal punto di vista nutrizionale intorno ai 2 anni i bambini vengono svezzati, ovvero possono mangiare tutti gli alimenti in diverse consistenze. Riescono a soddisfare i propri fabbisogni nutrizionali con gli alimenti solidi e il latte diventa una piccola parte dell'introito calorico.
L'allattamento però continua a svolgere un ruolo protettivo dal punto di vista immunologico e un ruolo consolatorio dal punto di vista emozionale.
Un documento del Tavolo tecnico sull'allattamento al seno del Ministero della salute svela che è possibile sottolineare che l'allattamento al seno di lunga durata non interferisce negativamente sulla progressione dell'autonomia del bambino e sulla salute psicologica della madre.
Eventuali disagi psicologici e patologie psichiatriche del bambino o della mamma non hanno nessuna associazione con l'allattamento al seno, ma sono semplicemente contemporanei.
È ben provato che l'allattamento al seno contribuisce al benessere cognitivo, emotivo, familiare e sociale del bambino, aggiungendosi al peso dei fattori genetici, delle competenze allevanti familiari e dei fattori socio-economici. L'allattamento contribuisce al benessere del bambino.
In passato era più frequente allattare oltre i due anni, ma oggi è una scelta molto rara, che viene resa difficile da diversi ostacoli, come la mancanza di informazioni corrette, di personale formato, di una cultura a sostegno delle mamme e di leggi che vadano a tutelare le mamme che lavorano.
Gennaretti sottolinea l'importanza del compagno, della famiglia e della società in questa esperienza. È possibile allattare fino a quando la mamma e il bambino lo desiderano e si sentono sostenuti da chi hanno intorno. Molte mamme che continuano ad allattare dopo l'anno del bambino smettono di farlo intorno ai due anni perché sentono di aver portato a termine il loro compito. Altre si sentono in dovere di farlo per via dell'inserimento al nido, ma non c'è alcuna ragione perché l'allattamento materno debba essere interrotto al momento dell'inserimento.
Esistono delle situazioni in cui le mamme decidono di aspettare che siano i bambini a staccarsi in modo spontaneo. Spesso lo fanno intorno ai tre anni, ma può succedere che lo facciano anche dopo.
Esistono situazioni in cui al momento dell'inserimento al nido le educatrici chiedono alle mamme che allattano di interrompere l'allattamento, dicendo che potrebbe essere più difficile. Anche in questo caso è utile il parere ufficiale del Tavolo ministeriale sull'allattamento al seno, che raccomanda agli educatori del nido di tutelare l'allattamento al seno, superando i pregiudizi sull'allattamento a lunga durata, per sostenere le famiglie in questa scelta.
Gli educatori pensano che possa essere più difficile e impegnativo occuparsi di un bambino allattato, perché pensano che senza il seno sia difficile calmarlo e consolarlo, ma non è così. Il seno è veicolo di conforto, non solo di nutrizione, ma questo vale nell'ambito della relazione tra la mamma e il bambino. Nell'ambito di altre relazioni gli adulti devono cercare altre modalità di interazione con ogni bambino.
Fonte:
nostrofiglio.it
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